Il saluto al grande Gino (di Podlosky)

Come è ormai risaputo ieri ci ha lasciati Gino Pasqualotto. Ci ha lasciati…? In verità non avremo più la fortuna di incontrare i suoi occhi scuri e magnetici, quello sguardo allo stesso tempo furbo e sornione sempre contornato da baffi, pizzo o barba che sia… ma nei nostri occhi, nella nostra mente e soprattutto nei nostri cuori Gino “cavallo pazzo” non ci lascerà mai!

Come potrebbe essere altrimenti, per quello che per la nostra comunità è stato ed è ancora l’incarnazione della passione per l’hockey su ghiaccio e dell’HCB in particolare.

È impossibile narrare in poche righe oltre 20 anni di carriera sportiva sui pattini… ci vorrebbe una vera e propria enciclopedia con tanto di indice alfabetico per poter ripercorrere la vita sul ghiaccio di Gino… e poi quello che ha combinato fuori con gli amici, i compagni e i tantissimi tifosi che hanno avuto la fortuna di vederlo combattere con la maglia numero 33 (o 13 per i più anziani). Ora quella maglia, dal 24 febbraio 2019, fa bella mostra di sé, come esempio per le generazioni future, appesa alle lunghe travi di legno lamellare del PalaOnda.

Quell’impianto in verità non lo ha visto molto protagonista sul ghiaccio, anche se il suo zampino in via Galvani lo ha messo comunque: infatti alla partita inaugurale di giovedì 2 dicembre 1993 lui c’era... e non poteva esimersi dato che solo Gino poteva essere il testimone naturale di una staffetta storica con il Padiglione 1 della Fiera di via Roma. Sul ghiaccio del vecchio palaghiaccio Crazy Horse ha vissuto ben 27 anni di scatti e frenate, li è cresciuto sia come giocatore che come uomo. Era il luogo dove prima ancora di iniziare a giocare andava a pattinare con gli amici, e avendo visto la possibilità di entrare gratuitamente al Palazzo si iscrisse alle giovanili dell’HCB. La grande intuizione la ebbe in realtà il Commissario Tecnico del Bolzano Gino Camin che dopo averlo visto pattinare gli propose l’ingresso tra le fila dei biancorossi. In verità il furbone fece lo stesso con il Lido di Bolzano e la sezione tuffi della Bolzano Nuoto…. ma come si può immaginare l’hockey vinse molto velocemente.

Fu Jarda Pavlu a mettere le mani sul quel ragazzino di 11 anni e a formarlo a dovere, non ci volle troppo dato che in soli 5 anni fece tutta la trafila nell’HC Latemar (il vivaio storico dell’HCB)… arrivando a giocare nella stessa stagione in 3 differenti squadre. A soli 16 anni l’allenatore-giocatore canadese Gerard Morin lo volle in prima squadra come ala destra. Il ragazzo desiderava il numero 3 (sua vera passione) ma essendo occupato dovette ripiegare sul 13… (embrione della 33 di qualche anno dopo)… il resto è storia… da vero predestinato Gino si fece subito notare con 14 gol e 12 assist nelle 22 partite di stagione regolare e siglò in tuffo uno dei gol decisivi per la rimonta nello spareggio di Ortisei che porto al secondo titolo italiano per l’HCB. Fu il primo di ben 10 titoli vinti da Gino in carriera, una lunga storia contornata da ben 53 presenze in Nazionale in competizioni maggiori come Mondiali ed Olimpiadi (escludendo quindi le numerosissime amichevoli e i tornei minori).

In questi 27 anni di hockey Gino è stato circondato da innumerevoli compagni, veri e proprio amici tutti affezionati a questo eterno “bocia” che sapeva essere sempre molto protettivo come il più classico Garrone di deamicisiana memoria. Pronto alla difesa del compagno con quell’indole da vero filibustiere con che lo portava ad essere leader in campo anche senza i gradi del capitano, infatti quel titolo non lo gradiva troppo perché poco incline al conciliabolo con gli arbitri (in diverse occasioni infatti abdicò la C per un compagno meno impetuoso).

Così generoso da mettersi contro addirittura una parte della tifoseria, che lo ha sempre idolatrato, per difendere il compagno/amico/fratello Lucio Topatigh da una insistente (e comprensibile) contestazione. Fu una azione da vero Ultrà… da colui che va oltre alla normalità che per passione e amore si mette sempre in gioco senza paura. Lucio, che era stato “adottato” da Gino nel su primo periodo bolzanino e che con lui aveva formato la coppia della “pasta e fagioli” (rito scaramantico del pranzo prepartita), al ritorno a Bolzano dopo diversi anni come “nemico numero uno” dovette subire la contestazione del pubblico che non gli perdonava i titoli vinti a Milano (sponda Devils) a discapito proprio del Bolzano. In una situazione di impasse, che non faceva intravedere una possibile soluzione tra le parti, con un atto da vero incursore Gino, ormai solo spettatore al PalaOnda, durante un incontro di Coppa Europa volle andare in Curva a togliere lo striscione della protesta con conseguente furioso alterco con i vertici della tifoseria organizzata. Questo gesto del tutto rivoluzionario ruppe quello stallo e creò il presupposto che, sommata alla generosa prestazione del Falco di Galio con i kazaki del l’Ust-Kamenogorsk del giorno successivo, diede il là alla successiva pacificazione fra le parti.

Questa generosità ovviamente la si vedeva anche fuori dalle mura di un palaghiaccio, quando un amico aveva bisogno Gino c’era sempre… questa indole lo ha portato ad essere rispettato e apprezzato anche dagli avversari e dai relativi tifosi segno incontrovertibile della grandezza di un uomo.

Gino sei stato e rimarrai per sempre l’orgoglio di una intera comunità, la bandiera... il vessillo… quel simbolo indelebile di cosa vuol dire essere bolzanini... e con il tuo comportamento ci hai dato l’esempio concreto del fatto che solo lottando si può superare qualsiasi ostacolo.

CIAO GINO… VERO FIGLIO DI BOLZANO!